Isolare, non spegnere
Scollegare i sistemi colpiti dalla rete (cavo, Wi-Fi, segmentazione) senza spegnerli: la memoria volatile contiene evidenze sull'attaccante e su cosa è stato toccato.
Un'azienda colpita ha poco tempo e decisioni irreversibili da prendere. La regola d'oro: isolare senza spegnere, non pagare d'impulso, attivare l'incident response. Il SOC italiano Fortgale affianca la gestione 24·7·365, dal contenimento alle notifiche.
Le azioni che riducono il danno e preservano le evidenze necessarie a capire cosa è successo e cosa è stato esfiltrato.
Scollegare i sistemi colpiti dalla rete (cavo, Wi-Fi, segmentazione) senza spegnerli: la memoria volatile contiene evidenze sull'attaccante e su cosa è stato toccato.
Chiamare il team IR: contenimento, eradicazione, ricostruzione della catena d'attacco. Il SOC italiano Fortgale è operativo 24·7·365, contenimento mediano <30 min.
Verificare i backup integri e isolati prima di considerare qualsiasi pagamento. Spesso esiste già un decryptor gratuito (No More Ransom). Pagare non garantisce dati né silenzio.
Il pagamento non garantisce il recupero, non garantisce la cancellazione delle copie esfiltrate, finanzia l'ecosistema criminale e può esporre a violazioni. Prima di tutto: backup, decryptor, incident response.
Un ransomware con esfiltrazione di dati personali fa scattare entrambe le notifiche. Sono procedure diverse, con autorità e tempi diversi.
Per i soggetti essenziali e importanti: preavviso 24 ore, notifica 72 ore, relazione finale 30 giorni. Vedi notifica incidente NIS2 e CSIRT Italia.
Se sono coinvolti dati personali: notifica entro 72 ore (art. 33) e comunicazione agli interessati se il rischio è elevato. Vedi notifica data breach al Garante.
Determinare quali dati sono stati realmente esfiltrati e raccogliere le evidenze richieste dalle notifiche: il lato tecnico della digital forensics nell'incident response.
I primi 60 minuti limitano il danno. La gestione completa dell’incidente, dalla diagnosi al ritorno in produzione, segue cinque fasi che vanno percorse in ordine: saltarne una si paga nelle settimane successive.
Isolati i sistemi colpiti, il team ricostruisce il perimetro reale dell’attacco: quale variante di ransomware, quale punto d’ingresso, quali account compromessi, da quanto tempo l’attaccante è nella rete. È la fase che decide tutte le altre: contenere solo i sistemi cifrati, ignorando gli accessi persistenti dell’attaccante, significa riaprire l’incidente a ripristino avvenuto. Nell’Operation Storming Tide la catena Matanbuchus 3.0 → Astarion → SystemBC è stata interrotta prima della cifratura proprio perché la diagnosi ha coperto l’intera catena, non il singolo host.
Rimozione di ogni presenza dell’attaccante: malware, backdoor, account creati, credenziali rubate, meccanismi di persistenza. I gruppi ransomware acquistano spesso l’accesso iniziale da broker specializzati, come documentato nell’analisi Nebula Broker sulle operazioni offensive contro aziende italiane: eradicare significa chiudere anche quel canale d’ingresso, non solo cancellare il payload. La digital forensics stabilisce cosa è stato toccato e cosa esfiltrato, e produce le evidenze che serviranno alle notifiche.
Il ripristino parte solo a eradicazione verificata: ripristinare con l’attaccante ancora dentro porta alla re-cifratura, uno degli errori più frequenti nelle gestioni improvvisate. Ordine di rientro per criticità di business, verifica di integrità dei backup (i gruppi ransomware li cercano e li cifrano per primi), monitoraggio rafforzato sui sistemi appena rientrati.
In parallelo alle fasi tecniche corrono gli obblighi visti sopra: CSIRT Italia per i soggetti NIS2 (preavviso 24 ore) e Garante per i dati personali (72 ore). A queste si aggiunge la comunicazione interna a dipendenti e management ed eventualmente quella verso clienti e fornitori: dire cose diverse a interlocutori diversi, o negare l’esfiltrazione prima che la forensics l’abbia esclusa, peggiora sia la posizione legale sia quella reputazionale.
A incidente chiuso: come è entrato l’attaccante, perché non è stato rilevato prima, quali controlli mancavano. Il vettore iniziale è quasi sempre noto e ripetibile, phishing con kit AiTM che catturano il token di sessione dopo l’autenticazione, credenziali comprate, sistemi esposti senza patch: se la review non lo chiude, il secondo attacco usa la stessa porta. È il punto in cui la gestione dell’emergenza diventa prevenzione strutturale, tipicamente con un servizio di managed detection and response o un SOC gestito.
Un attacco ransomware non si gestisce con il solo reparto IT interno, per quanto competente: serve un team qualificato di incident response che abbia già affrontato e sconfitto gruppi ransomware reali. La differenza è concreta in ogni fase: riconoscere la variante e le TTP dell’attore riduce la diagnosi da giorni a ore, sapere dove i gruppi nascondono la persistenza evita eradicazioni incomplete, aver già condotto le notifiche a CSIRT e Garante evita errori formali sotto pressione. Il team incident response Fortgale opera dal SOC di Milano 24·7·365 su casi documentati contro attori attivi in Italia, con il profilo di 287 tra gruppi avversari e strumenti d’attacco a supporto dell’attribuzione: conoscere l’avversario prima di incontrarlo è ciò che trasforma una crisi in un incidente gestito.
Nell'Operation Storming Tide il team Fortgale ha contenuto un'intrusione multi-stadio (attore Mora_001, catena Matanbuchus 3.0 → Astarion → SystemBC): esfiltrazione RClone e ransomware prevenuti dal contenimento.
Leggi l'analisi →Pagare non garantisce il recupero dei dati né la cancellazione delle copie esfiltrate, finanzia il gruppo criminale e può configurare violazioni. Prima: isolare, valutare i backup, attivare l'incident response. A volte il decryptor è già disponibile gratis su No More Ransom.
No. Si isolano dalla rete senza spegnerli: spegnere distrugge le evidenze in memoria (RAM) che servono a ricostruire l'attacco e a capire quali dati sono stati esfiltrati.
Spesso sì, con backup integri e isolati o con un decryptor gratuito quando esiste. Il team IR verifica prima che gli attaccanti siano stati eradicati, per evitare la re-cifratura dopo il ripristino.
Il team IR Fortgale è operativo 24·7·365 con SOC italiano: affiancamento immediato dalla chiamata, contenimento mediano <30 min, supporto alla notifica CSIRT e alla raccolta evidenze per il Garante.
Questa pagina spiega cosa fare. I due passi operativi: attivare l'intervento se l'attacco è in corso, costruire il presidio perché non si ripeta.
Hotline IR 24·7·365: risposta operativa in 30 min, containment mediano <30 min, supporto alla notifica CSIRT entro 24 ore NIS2.
Attiva l'Emergenza →Il SOC italiano intercetta l'attaccante nelle prime quattro fasi, nei 21 giorni di dwell time, prima che tocchi dati o backup.
Scopri la protezione →Monitoraggio, triage e risposta continui sui gruppi ransomware attivi contro l'Italia. Il presidio che rende raro l'incidente.
Scopri il SOC →Come funziona il ransomware → · Gruppi ransomware tracciati →
Se l'attacco è in corso, chiamate la hotline IR. Se volete prepararvi, parlate con i nostri analisti: contenimento, runbook e supporto alle notifiche, con un SOC italiano sul vostro fuso orario.
Niente sequence di nurturing, niente auto-reply. Vi richiama un nostro analista entro un giorno lavorativo.
Il Report completo (executive summary · IoC operativi · runbook tecnico) è riservato. Inviaci due dettagli e un nostro analista ti ricontatta con l'accesso e un breve briefing tecnico.
Risposta in 30 minuti, contenimento in 1–4 ore. Anche se non sei cliente Fortgale.